La serie della Montagne Sainte-Victoire di Paul Cézanne rappresenta uno dei punti di svolta più radicali della storia dell'arte, segnando il passaggio decisivo dalla rappresentazione figurativa tradizionale alla rivoluzione formale del Novecento.
Dalla sensazione visiva alla struttura eterna
Negli ultimi vent’anni della sua vita, Cézanne dipinge il profilo del massiccio provenzale oltre trenta volte a olio e decine ad acquarello. La storiografia artistica e le letture critiche — come quelle divulgate da Vittorio Sgarbi — evidenziano come l'artista superi la transitorietà impressionista: Cézanne non cerca la luce fugace o l'effetto atmosferico dell'istante cara a Renoir, ma l'ossatura immutabile e la potenza formale del paesaggio.
Geometrizzazione e pennellata costruttiva
Applicando la sua celebre intuizione di trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera e il cono, Cézanne scompone la montagna e la vallata in una struttura rigorosa. La prospettiva lineare rinascimentale a punto di fuga unico viene abbandonata a favore della "pennellata costruttiva", un'incastonatura di tasselli cromatici in cui il rapporto tra toni caldi (che avanzano) e toni freddi (che arretrano) genera la profondità spaziale senza ricorrere alle linee di contorno.
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Margherita Rossaro
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